.
 
 

BIOGRAFIA | DISCOGRAFIA | AUDIOGRAFIA | VIDEOGRAFIA | FOTOGRAFIA | BIBLIOGRAFIA


CONCERTI | STAMPA | TESTI | DOWNLOAD | STORE


SOCIAL NETWORKS | DIGITAL STORES | F.A.Q. | BOOKING | CONTATTI | HOME



BIBLIOGRAFIA

Vittorio Cane (2010), Tre tempi, Manifattura Torino Poesia, Collana “Le vene”, Torino, Italia, pp. 112, ISBN 978-8875472269

Il libro può essere consultato online ed è scaricabile gratuitamente dal presente sito internet nei formati digitali PDF ed ePub.


La versione cartacea è acquistabile dalle principale librerie online (Amazon, Hoepli, IBS, laFeltrinelli).



  
 
   

 

Dettagli

 

Quarta di copertina

 

Comunicato stampa

 

Indice

 

Nota bio-artistica del cantautore

 

Postfazioni


^ Dettagli

Editore: Manifattura Torino Poesia (Marcovalerio)
Collana: Le vene
Data di pubblicazione: 23 febbraio 2010
Lingua: italiano
ISBN-10: 8875472262
ISBN-13: 978-8875472269
Pagine: 112
Formato: brossura
Fotografia di copertina: Anna Lami

Elaborazione: Manifattura Torino Poesia
1a edizione: marzo 2010



^ Quarta di copertina

Testi e accordi delle canzoni di Vittorio Cane, “
il poeta delle cose semplici”, ed una corposa suite di poesie inedite.

«
Un artista proveniente da una Torino obliqua, sotterranea, visionaria e cantautoriale. E dietro di lui si muove un'interessantissima scena subalpina di chansonniers licantropi» (Domenigo Mungo, Rumore)

«
Questo è il nuovo blues suburbano (italiano) di inizio millennio. Il blues delle novelle generazioni orfane di grandi ideologie, incapaci di tener testa all'accelerazione culturale della società moderna» (Antonio Ciarletta, Onda Rock)



^ Comunicato stampa

Il cantautore torinese debutta con il suo primo libro, “
Tre tempi”, che raccoglie, oltre ai testi e agli accordi delle sue canzoni, anche una serie di poesie fino ad oggi inedite.

Vittorio Cane è uno dei personaggi più atipici della scena musicale italiana e ad oltre un anno di distanza dal suo album di debutto “
Secondo”, pubblicato da Innabilis / New Model Label e distribuito da Goodfellas, è riuscito a costruirsi un seguito nutrito ed eterogeneo nel nostro paese. Uno dei punti di forza risiede proprio nei testi delle sue canzoni, liriche surreali, a volte dirette e grazie a queste è stato definito in più occasioni un poeta, o meglio, “il poeta delle cose semplici”, definizione coniata dal giornalista torinese Paolo Ferrari e più volte ripresa da diversi media. “Tre tempi” è un libro scritto con la stessa leggerezza degli album di Vittorio Cane, in bilico tra contemporaneo e passato, e non è un caso che l’autore abbia deciso di aggiungere ai suoi brani musicali anche gli accordi delle canzoni, quasi a ricordare le origini del pop come “musica popolare”, da suonare e condividere con le persone e non semplicemente “condividere” on-line.



^ Indice

  ■ pag. 1  | Nota bio-artistica del cantautore


  ■ Testi e accordi

    ■ pag. 5  | “Vittorio Cane” (2005)

    ■ pag. 7  | Mestiere
    ■ pag. 11 | Grand Canyon
    ■ pag. 13 | La musica
    ■ pag. 17 | Speciale
    ■ pag. 19 | La neve sotto il sole
    ■ pag. 23 | Un punto
    ■ pag. 25 | Neorealista


    ■ pag. 29 | “Secondo” (2008)

    ■ pag. 31 | Ci proverò
    ■ pag. 35 | Torno su
    ■ pag. 37 | Cascafaccia
    ■ pag. 41 | Domenica
    ■ pag. 43 | Dipendente
    ■ pag. 47 | Mille
    ■ pag. 51 | Ci credo ancora
    ■ pag. 53 | Spersi
    ■ pag. 57 | Ti do qualcosa
    ■ pag. 59 | Quassù
    ■ pag. 63 | L’ermetico
    ■ pag. 67 | Around


    ■ pag. 69 | “Mai” (2010)

    ■ pag. 71 | Mai


  ■ Poesie inedite

    ■ pag. 75 | Bisanzio
    ■ pag. 76 | Colonne sonore
    ■ pag. 78 | È solo colpa mia
    ■ pag. 79 | Fa freddo
    ■ pag. 81 | Il cane bianco
    ■ pag. 83 | Penne a sfera
    ■ pag. 84 | Poesia
    ■ pag. 85 | Scordato
    ■ pag. 87 | Sia ora
    ■ pag. 89 | Tra i palazzi il cielo
    ■ pag. 90 | Altro
    ■ pag. 91 | Canta ancora
    ■ pag. 92 | Esco
    ■ pag. 93 | Foglie
    ■ pag. 94 | Foulard
    ■ pag. 95 | In giro
    ■ pag. 96 | Senza correre
    ■ pag. 98 | Spettatori
    ■ pag. 99 | Vale


  ■ Materiali sulla musica di Vittorio Cane

    ■ pag. 103 | Paolo Ferrari (La Stampa)
    ■ pag. 105 | Govind Khurana (New Model Label)
    ■ pag. 107 | Domenico Mungo (Rumore)



 ^ Nota bio-artistica del cantautore

Vittorio Cane, nome d’arte di Claudio Cosimato (Torino, 1973), è un cantautore italiano. A sedici anni impara a suonare al chitarra e scrive le prime canzoni. Comincia a esibirsi in concerto con un gruppo da lui fondato. Nel frattempo i “quattropiste” vanno fuori commercio e arrivano i computer con i quali fare musica in casa. Nel 2000 esordisce con un primo CD autoprodotto contenente canzoni sgangherate,
lo-fi, loop storti. Nel 2003 esce per City Living, sotto le vesti di The Voices, nella raccolta “In Aller Freundschaft”, elettronica contemporanea cruda e scarna. Tornato al cantautorato, alla fine del 2005 esce il CD “Vittorio Cane”, edito da Innabilis produzioni. Nel frattempo compie concerti in giro per l’Italia da solo o con la band, arrivando ad aprire gli show di Remo Remotti e Bugo. Nel 2008 esce “Secondo”, anticipato dal singolo “Ci proverò”, che vede la collaborazione del concittadino Mao, accompagnato da un videoclip che registra molti passaggi televisivi. Il secondo singolo, “Domenica”, ha visto la partecipazione di Remotti, dei torinesi Emiliano dei Linea 77, Mao, Guido Catalano, Deian, Mungo e di tanti altri artisti concittadini. Ultimo singolo e video in uscita: “Dipendente”.



^ Postfazioni

 ^ Paolo Ferrari (La Stampa)

Le prime volte in cui mi imbattei in Vittorio Cane lui era un tizio con dei mustacchi evidentemente finti, che ci fissava dalle locandine fotocopia appese al muro del Caffé Rossini. Modalità perfetta per entrare in contatto con il personaggio: quel passaparola informale nascondeva la vocazione vera di Cane e della sua stirpe di storti, audaci, spiritosi e desolanti 
chansonniercittadini. Canzoni dal basso, dalle stanze affollate di un quotidiano né felice né maledetto, non politico e tanto meno superficiale. Partendo da lì, da quegli appunti presi di fronte a una pinta per poi segnalare i concerti su “Torinosette”, la curiosità ha preso spunto per andare alla ricerca di altro. E per scoprire come Vittorio, nome da Re Sabaudo, Cane, allusione auto ironica a un passato un tantino stonato, sia un grande giocatore di parole e di stati d’animo. “Poeta delle cose semplici”, lo ha definito il mensile “Rumore”. Vero, ma delle cose semplici che, come impone l’etica della ricerca poetica, tendono all’assoluto. Provate a inchiodarvi alle pagine di questa raccolta, in cui convergono testi e accordi dei due album finora pubblicati e un pugno di poesie inedite; provate a farlo con lo sguardo maniacale, un po’ malato, di chi ama la pagina. Ci troverete tanti percorsi interni, tanti cunicoli in cui camminare sotto la città. La luce, intanto: fasci luminosi e coni d’ombra si inseguono, vi precedono, ci accompagnano. E poi il mare, desiderio sempre più o meno sopito di chi sta a Torino. E ancora, la musica, senza per questo scomodare il formato sempre imbarazzante della metacanzone. E tanto altro, in un puzzle che per certi tasselli rimanda a Dino Campana, per altri versi propone un’epica alla Sergio Leone in formato underground, con quelle pause, quei sospesi; i profondi silenzi di cui solo le canzoni importanti sono popolate. Ancora, Wenders e Vivaldi, con le stagioni che scorrono centodue in bianco e nero; e più nevica, più sono colorate. Più c’è il sole, più ingrigiscono. C’è tanto da scoprire, insomma; e da suonare, con gli accordi che lanciano il loro messaggio chiaro e forte, la musica è di tutti, le canzoni sono condivisione, pure con gli accordi suggeriti per semplificarne l’esecuzione. Buon viaggio, con Vittorio Cane: e non prendetelo troppo sul serio. Significherebbe sottovalutarlo, un errore fatale.



 ^ Govind Khurana (New Model Label)

Alternativo o nazional-popolare? E’ difficile rinchiudere la musica di Vittorio Cane dentro la gabbia di queste definizioni, che, in fondo, hanno ben poco a che vedere con la musica, con il modo usa e getta in cui viene prodotta e consumata ai giorni nostri. Per me è stato come un colpo di fulmine, proprio nel momento in cui avevo deciso di abbandonare le certezze di un lavoro fisso nel mondo della discografia e dedicarmi ai miei progetti e, con tutti i dubbi del caso, avevo solo un’idea: non volevo che la prima uscita fosse qualcosa di normale e ordinario, anche se questa scelta non sarebbe stata facile. La musica di Cane vive in continuo equilibrio sugli opposti, la poesia leggera delle sue liriche e la sua asprezza vocale, le registrazioni casalinghe a bassa fedeltà e la cura maniacale dei dettagli sonori, il suo essere anti-divo e contemporaneamente personaggio, con un’immagine ed un look che rimangono impressi. A volte può sembrare un personaggio di altri tempi, ma Vittorio Cane è un artista completamente avvolto nel presente, semmai siamo noi ad associare valori come poesia, semplicità e leggerezza all’idea di un tempo passato. Sarebbe stato difficile solo immaginare qualcosa di simile, e costruirlo a tavolino o, semplicemente, tentare di plasmarlo, addomesticarlo ad uso e consumo del grande pubblico, trasformarlo in un prodotto. Da parte mia, ci ho rinunciato molto presto, credo un paio di settimane dopo il nostro primo incontro, e lentamente ho iniziato a capire che stonature ed imprecisioni sono inscindibili dalla sua musica, anche queste contribuiscono alla sua poesia e quindi, perché eliminare il lato umano? Sarebbe stato come eliminare qualcosa della sua magia, non credo sia possibile ma non ho voluto nemmeno provarci. A poco più di un anno dal nostro primo incontro mi ritrovo a scrivere queste parole e rileggendole vorrei centoquattro avere parlato più di Vittorio Cane e meno di me stesso in prima persona ma questo è quello che succede ai grandi artisti, chiunque ne rimane affascinato in qualche modo se ne impossessa. “
Ci sono persone che cambiano e ci sono persone che cambiano il mondo” è così che apre “Secondo”. Chissà se Vittorio, cercando quel campionamento, immaginava che tutto questo avrebbe cambiato la sua vita, la mia e quella di molti altri che spontaneamente sono stati conquistati dalle sue parole e dalle sue canzoni.



 ^ Domenico Mungo (Rumore)

Il poeta non è nulla perché è appena stato qualche cosa e già sta per essere qualcos’altro. E la sua particolare, accentuata percezione della realtà consiste proprio in questo perpetuo movimento, in questa quasi contemporaneità di mille punti di vista. Vittorio Cane sembra dare corpo a questa formulazione poetica, a questa identità dei sentimenti contrastanti: quello del non-esserci del tutto e quello del fantastico, del surreale, del verosimigliante. Io ho incontrato Vittorio Cane alcuni anni fa. Ingobbito in un bugigattolo nel retrobottega di una sala prove presso i Docks Dora, a 
Torino Operaia. Lui ricamava già i suoi ghirigori di poesia minimalista chitarra e voce. Cane è poeta, come Remotti, come Cortàzar, come Rimbaud, come Keats e Borges. Cane è poeta senza volerlo. In verità non saprei come raccontare e presentare Cane se non attraverso le intuizioni che ebbi quando per volontà professionale e sottile istinto di conservazione del vero, ne scrissi eroiche recensioni per “Rumore”, benemerito magazine di musica e cultura. Qui di seguito i tre momenti che hanno condotto Cane al presente circostante. Le parole sono le mie, la luce artistica la sua.

2005

Se due indizi fanno una prova questo è proprio un genio. Ricordo il precedente episodio della sua incontinenza “lo-fai” e minimalettric a metà fra l’idiozia pura e il guizzo talentuoso. Una volta dei calciatori si diceva genio e sregolatezza per indicare quegli incostanti nel rendimento, irritanti quasi nella loro abulia al gioco collettivo, alla rigida estetica marziale dell’allenamento, della ferrea disciplina tattica, ma capaci di illanguidire in un sorriso di ammirazione la ghigna rabbiosa dell’allenatore e della curva sull’orlo di una crisi di nervi per indolenza reiterata, con una giocata che lascia interdetti. Questo Vittorio Cane affila i tacchetti sul manto erboso, gigioneggia negli spogliatoi, sbadiglia lungo la fascia laterale lisciando passaggi elementari e appoggi da scuola calcio, aspetta il quarto d’ora d’intervallo per masticare il chewingum e bere il the corretto. Sgrammaticato e insolente ricuce la migliore tradizione del cantautorato italiano senza rendersi conto che tiene in pugno Rino Gaetano, Battisti, Samuele Bersani e Bugo pronto a sciorinare il gol del secolo dopo aver seminato frotte di difensori avversari e siglando il punto che regala alla sua squadra la salvezza all’ultimo tuffo. Uno sfigato consapevole del suo ruolo fondamentale alla salvezza dalla società dei consumi. Poetico e visionario come i cani con gli occhi rossi che guardano da dietro le sbarre di una finestra lo scempio di un quartiere popolare violentato dalle ruspe.

2006

Claudio Cosimato è l’alter ego di Vittorio Cane. Impossibile considerare la musica dell’uno scorporata dalla personalità disturbata dell’altro. La creazione di uno pseudonimo che lo affratella ai suoi simili quadrupedi ci presenta un artista proveniente da una Torino obliqua, sotterranea, visionaria e cantautoriale come non ci si sarebbe mai aspettati dalla Motorcity del Libro. Dietro di lui si muove una scena subalpina di chansonners licantropi interessantissima. Nel frattempo, Cane dipinge sguaiate melodie attraverso un’ironia grottesca, surreale, minimale ma riuscita per scelta di calembour e poetica. Accostarlo a Rino Gaetano o ad un Battisti - di cui cita brandelli qua è là - sarebbe come ingabbiarlo in uno stilema gratificante ma parziale. Racconta di punti blu, Gran Canyon e ozio attraverso canzoni dolci e fiabesche, di una surreale malinconia intessuta di chitarra e voce prevalentemente smemorate.

2008

Annunciato a gran voce dal singolo “Ci proverò, sostenuto e suffragato dal video su MTV con il conducator e mecenate Mao, ecco a miracol mostrare il “Secondo”, di nome e di fatto, lavoro di quel cantastorie surreale che si appella Vittorio Cane da Torino. Capofila di una scuola ormai assurta al ruolo di archetipo nazionale, quella sabauda appunto, che annovera fra gli altri artisti del calibro di Deian, Antimusica, Castellano e Amen, Cane riscrive in questo secondo full-lenght gli obbiettivi della sua produzione artistica, approfondendone i temi. Come un menestrello contemporaneo, sguaiato, sopra le righe, coadiuvato da un ensemble di musicisti di caratura (Danusso e Spaccamonti in particolare) disegna i suoi centootto ahiku metropolitani a metà fra un moderno Marcovaldo, il trasognato personaggio di Calvino, e un figlio adottivo e disincantato di Remo Remotti. L’esordio di due anni or sono ne aveva segnalato ai più le potenzialità, questo secondo capitolo le conferma attraverso 13 poesie musicate, impreziosite dal cammeo di Remotti, che in “Conclusione” enumera ciò che Vittorio è: un poeta delle cose semplici.





© Vittorio Cane ®
(2005-2018)

info@vittoriocane.com
www.vittoriocane.com

(P)&(C)
Tutti i diritti riservati



Risoluzione ottimale: 1024x768px.